Allenamento e osteoporosi: ossa più forti, meno cadute
Perché parlarne: i numeri in Italia
Secondo l’indagine ISTAT riportata dall’ISS, il 17,5% degli ultra 65enni dichiara di avere l’osteoporosi, e lo studio ESOPO stima che ne soffra il 23% delle donne sopra i 40 anni e il 14% degli uomini sopra i 60.1 La fragilità ossea diventa però un problema concreto quando incontra la caduta. Secondo la sorveglianza PASSI d’Argento dell’ISS (biennio 2023-2024), un anziano su cinque (20%) è caduto almeno una volta nell’ultimo anno: la quota passa dal 15% dei 65-74enni al 31% degli ultra 85enni. Tra le cadute, il 16% ha richiesto un ricovero e il 18% ha causato una frattura; il 6% degli anziani è caduto due o più volte.2
La conseguenza più grave è la frattura del femore: nel 2005 le Schede di Dimissione Ospedaliera del Ministero della Salute hanno registrato oltre 94.000 ricoveri per frattura di femore negli ultra 65enni, pari a circa 75.000 pazienti.3 Dopo la frattura la mortalità è del 15-25%, la disabilità motoria colpisce più della metà dei pazienti nell’anno successivo e solo il 30-40% riprende autonomamente le attività quotidiane.4 A peggiorare il quadro, la scarsa attività fisica e la lunga immobilizzazione sono tra i fattori di rischio di frattura da osteoporosi, e anche il declino cognitivo (velocità di elaborazione, memoria, capacità di fare due cose insieme) è associato a un maggior rischio di cadere. Muoversi, quindi, protegge due volte: rinforza l’osso e allena le funzioni che evitano la caduta.
Come l’allenamento rinforza l’osso
L’osso si adatta ai carichi che riceve, ma risponde solo a stimoli ben costruiti. La letteratura indica alcuni principi operativi:5
Stimolo dinamico, non statico. Il carico ciclico (ripetizioni con i pesi) genera il segnale che attiva gli osteoblasti ed è più efficace dell’isometrica per la densità ossea.
Intensità elevata. Per gli anziani l’allenamento contro resistenza ad alta intensità è la scelta più sicura e ha effetti positivi su colonna vertebrale e, in misura più limitata, collo del femore, purché i carichi siano sufficienti (Suominen, 2006).
Pochi cicli, ben distribuiti. I benefici crescono fino a circa 40 cicli di carico al giorno per distretto scheletrico; oltre sono minimi. Dividere il lavoro in due sedute brevi nella stessa giornata sembra più efficace di una sola (una terza non aggiunge nulla), e distribuirlo su più giorni è meglio che concentrarlo (Robling e coll., 2002; dati in parte da modelli animali).
Varietà e specificità. I miglioramenti restano confinati ai punti caricati: servono esercizi che raggiungano anca e collo del femore, dove gli allenamenti standard danno risultati minimi, in un programma periodizzato che varia volume, metodo e direzione del carico.
Energia, proteine, calcio e vitamina D. Il rimodellamento osseo richiede materia prima: donne in postmenopausa con apporti sotto la media (750 mg di calcio e 1.694 kcal al giorno) avevano una densità minerale inferiore (Ilich e coll., 2003). L’integrazione di calcio e vitamina D, associata all’allenamento, potrebbe essere l’intervento più sicuro ed efficace (Benton e White, 2006).
Le vibrazioni a corpo intero (Whole-Body Vibration) mostrano effetti anabolici sull’osso (Rubin e coll., 2002), ma i dati sull’uomo sono ancora preliminari e la metodica va usata solo seguendo le istruzioni del produttore.
Prevenire la caduta: equilibrio, propriocezione, stabilità e riflessi
Rinforzare l’osso non basta: la frattura nasce da una caduta, e il rischio dipende da componenti che si possono allenare. Tra i fattori intrinseci ci sono la forza e la potenza muscolare (in calo esponenziale dopo i 50 anni, soprattutto negli arti inferiori), il tempo di reazione (a 60 anni circa il 25% più lento rispetto a un ventenne), equilibrio e capacità motoria (instabilità in piedi, nei piegamenti e negli allunghi, andatura incerta, difficoltà ad alzarsi), la percezione periferica (sensibilità tattile di caviglia e ginocchio) e il sistema vestibolare, oltre a vista, pressione arteriosa e cognizione.6 Un dato incoraggiante: se i riflessi vestibolari si riducono, sembra possibile imparare a usare maggiormente vista e propriocezione per compensare.
L’allenamento dell’agilità e i programmi multifattoriali hanno ridotto probabilità e paura di cadere. In un randomized controlled trial di sei mesi su donne di 75-85 anni con bassa massa ossea, l’allenamento di forza e di agilità ha ridotto il rischio di cadute (Liu-Ambrose e coll., 2004). Forza e potenza sono necessarie, ma non si può attendere la massima efficacia senza includere anche agilità ed equilibrio: gli esercizi più efficaci riprendono gesti della vita quotidiana, così da trasferire i miglioramenti fisici alle attività di ogni giorno.
L’approccio di Metis
Presso Metis uniamo i due piani in un unico percorso: carichi progressivi e mirati per mantenere e rinforzare le ossa, insieme a lavoro specifico su equilibrio, propriocezione, stabilità e riflessi, con compiti semplici e complessi, anche in doppio compito. Per chi ha un’osteoporosi diagnosticata è sempre opportuno consultare il referto medico prima di iniziare. Il nostro team (personal trainer, fisiokinesiterapisti e massoterapisti) costruisce programmi personalizzati di attività fisica e attività fisica adattata, basati sulle evidenze scientifiche, con l’obiettivo di tenere le persone autonome, forti e sicure nei movimenti il più a lungo possibile.
Bibliografia selezionata
Benton MJ, White A. Osteoporosis: recommendations for resistance exercise and supplementation with calcium and vitamin D to promote bone health. J Community Health Nurs. 2006;23:201-211.
Ilich JZ, Brownbill RA, Tamborini L. Bone and nutrition in elderly women: protein, energy, and calcium as main determinants of bone mineral density. Eur J Clin Nutr. 2003;57:554-565.
Liu-Ambrose T, Khan KM, Eng JJ, Janssen PA, Lord SR, McKay HA. Resistance and agility training reduce fall risk in women aged 75 to 85 with low bone mass: a 6-month randomized, controlled trial. J Am Geriatr Soc. 2004;52:657-665.
Robling AG, Hinant FM, Burr DB, Turner CH. Improved bone structure and strength after long-term mechanical loading is greatest if loading is separated into short bouts. J Bone Miner Res. 2002;17:1545-1554.
Robling AG, Hinant FM, Burr DB, Turner CH. Shorter, more frequent mechanical loading sessions enhance bone mass. Med Sci Sports Exerc. 2002;34:196-202.
Rubin C, Turner AS, Mallinckrodt C, Jerome C, McLeod K, Bain S. Mechanical strain, induced noninvasively in the high-frequency domain, is anabolic to cancellous bone, but not cortical bone. Bone. 2002;30:445-452.
Suominen H. Muscle training for bone strength. Aging Clin Exp Res. 2006;18:85-93.
Note
Istituto Superiore di Sanità (ISS), EpiCentro, Focus Osteoporosi: indagine ISTAT e studio multicentrico ESOPO (pagina non datata, con dati risalenti ai primi anni 2000).↩︎
ISS, EpiCentro, «Cadute e sicurezza domestica: i dati PASSI e PdA 2023-2024», 30 ottobre 2025 (epicentro.iss.it/passi-argento).↩︎
Piscitelli P, Brandi ML, Tarantino U, et al. Incidence and socioeconomic burden of hip fractures in Italy: extension study 2003-2005. Reumatismo. 2010;62:113-118.↩︎
ISS, EpiCentro, Focus Osteoporosi, contributo di Farchi G., «Osteoporosi: le dimensioni del problema in Italia».↩︎
Borer KT. Physical activity in the prevention and amelioration of osteoporosis in women: interaction of mechanical, hormonal and dietary factors. Sports Med. 2005;35:779-830.↩︎
Lord SR, Sherrington C, Menz HB. Falls in older people: risk factors and strategies for prevention. Cambridge: Cambridge University Press; 2001.↩︎